Pubblicato il: 07/07/2010 da Vaoil.it Giornale della Valtellina
Michele ed Elena:
la storia dei giovani gestori del " V Alpini "
Michele ed Elena, insieme, hanno poco più di 50 anni. I due, però, hanno fatto una scelta in controtendenza rispetto ai giovani d'oggi: per quattro mesi l'anno, hanno deciso di abbandonare le
comodità della vita di città e vivere in mezzo alla natura, a 2877 metri di quota.
I ragazzi, infatti, sono i gestori del rifugio V Alpini, in Val Zebrù, nel cuore nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Un piccolo angolo di paradiso, fuori dal mondo, è diventato una casa per questa coppia, che ha unito il loro amore a quello per la montagna.
Michele inizia la sua carriera al V alpini a soli 14 anni, come cameriere. Quattro stagioni dopo, quando la famiglia che gestiva il rifugio decide di lasciare, prende l'occasione al balzo e partecipa al bando di concorso lanciato dal CAI Milano, proprietario del rifugio. E vince.
Poco più che adolescente, a solo 18 anni, quando quasi tutti i suoi coetanei non hanno ancora ben chiaro cosa fare nella vita, sa già che il suo futuro sarà in Val Zebrù, tra le montagne che
hanno segnato la sua crescita.
Ed è nel proprio nel 2003, durante un corso di sci di fondo, che incontra Elena, e le chiede di creare il sito internet per promuovere il V Alpini.
Riservato e con il classico carattere da "uomo di montagna" lui, solare e creativa lei, decidono insieme di offrire una nuova veste giovane e fresca al rifugio.
«Amiamo profondamente la montagna e il territorio - racconta Elena -. Con le iniziative che proponiamo agli ospiti durante la stagione vogliamo mettere in risalto la Val Zebrù, meno frequentata rispetto ad altre zone e attirare i giovani alla montagna attraverso eventi e concerti, come quello dell'amico Ettore Giuradei, in programma anche quest'estate».
La loro filosofia di vita li spinge a compiere una scelta ancor più radicale: niente elicotteri per i rifornimenti ma tutto portato in spalla. «Quest'anno finalmente - spiega Michele - la salita è meno
faticosa grazie anche all'amico Marco Confortola che mi ha aiutato a ripulire la strada dai detriti della frana caduta nel 2004».
Il rifugio, inoltre, punta alla sostenibilità ambientale: acqua calda e corrente elettrica sono prodotte tramite pannelli solari.
«La montagna è la nostra casa - spiegano i ragazzi e questo sogno non si sarebbe potuto realizzare senza l'aiuto dei nostri genitori, specialmente del padre di Michele che ogni fine settimana arriva a darci una mano».
Durante il resto dell'anno Elena lavora come designer mentre Michele gira il mondo come guida cicloturistica, in attesa di ritornare in Val Zebrù.
«Ogni momento che abbiamo vissuto qui è stato impagabile, ma la felicità assoluta, spesso, la si prova guardando l'espressione piena di gioia degli alpinisti che, dopo una salita di quattro ore,
raggiungono il V Alpini».
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